PERCHÉ SONO ATEO.

PERCHÉ SONO ATEO.

Alcuni di voi già sanno che sono ateo.
Rispettoso di chi crede, a qualunque religione appartenga, perché mi sembra giusto.
Però nel mio intimo non credo all’esistenza di nessun Dio.
Non mi pare che nessuna religione possa provare quel che afferma, ma solo proporlo e pertanto non parlerò di prove; la cosa è affidata al sentimento, non alle dimostrazioni, e penso sia corretto che ognuno creda in ciò che reputa giusto.
Nemmeno però riconosco utili alla mia vita certe pressioni culturali che le religioni suggeriscono o impongono, compresa quella di considerare di serie B chiunque non ottemperi o non venga riconosciuto appartenente alla propria fazione.
Come se quello rendesse impossibile essere una persona di valore.
Parlo di tutte le religioni, in generale.
Mi pare che nei fatti esse spingano i loro appartenenti più ad odiare l’altro che ad amarlo.
Vederle contrapporsi mi stomaca, vederle additare e discriminare “nemici” è quanto di più anti-etico esista.
Poco cambia che i “nemici” siano omosessuali, atei, divorziati, o addirittura di una religione diversa (che magari discrimina le stesse categorie, peraltro).
Sono invece ammessi i ladri, gli assassini, i mafiosi, i camorristi, purché si dichiarino appartenenti al club e ottemperanti alle regole di esso.

La scienziata Margherita Hack, atea a vegetariana. © degli Autori.
La scienziata Margherita Hack, atea a vegetariana. © degli Autori.

Quello che mi piace della mia condizione di ateo è di non avere bisogno di una divisa o di una bandiera per distinguere il bene dal male.
Le religioni che a volte indicano questo percorso (o intendono indicarlo) a me non sono mai servite, io la differenza tra il bene e il male ce l’avevo ben chiara sin da ragazzino.
Ora qualcuno penserà a troppa sicurezza, potrebbe addirittura darmi del presuntuoso, ma temo che questa reazione sia dettata solo da una forma mentis cresciuta con insegnamenti religiosi che suggeriscono di accettare dogmi e imposizioni a prescindere dall’oggettivo.
Le persone religiose seguono spesso un’ottica per la quale percepirsi capaci di ragionare autonomamente è suggerito che sia sfrontato e presuntuoso, come fosse una sfida con l’Altissimo, che sia Dio, Allah, Ganesh, Geova, Shiva o chi vi pare.

La statua del Dio Shiva, Signore di uno dei culti principali dell'Induismo. © degli Autori.
L’enorme statua del Dio Shiva, Signore di uno dei culti principali dell’Induismo. © degli Autori.

Laddove l’Altissimo se mi avesse creato capace di ragionare con la mia testa e di riconoscere il bene dal male, probabilmente sarebbe lieto della mia sensibilità e dell’etica che ne deriva.
Anzi, qualora io dimostrassi di essere etico anche senza imposizioni, probo senza timore di punizione divina, sarebbe un plusvalore, una cosa buona.
Invece nel pensare comune dei religiosi sembra che questa capacità etica e morale sia percepita come un esclusivo appannaggio di chi pratica le religioni. Che all’ateo sia concesso di essere considerato al massimo come un volenteroso dilettante dell’etica ma non per questo all’altezza di chi è “certificato” da simboli, preghiere, libri sacri e inferni incombenti.
Un po’ come a dire che un tizio che non ruba per paura della galera valga di più di uno che è onesto per natura e per scelta etica, senza temere le leggi.
Anzi, domandandosi se il Parlamento che le scrive e la magistratura che le usa siano altrettanto onesti, degni di quel concetto.
Il religioso trova sicurezza nella certificazione che la propria categoria sia certificata come giusta, benedetta e approvata. Di conseguenza, ottemperando, lo è implicitamente anche ogni scelta operata. Se indotta o suggerita, meglio.
Sostanzialmente si tratta di sentirsi parte di un gruppo. Questo rassicura e certifica; i religiosi non sono indenni a questo fascino dell’appartenenza, come non lo sono gli atei, i tifosi, i bulli, gli intellettuali, i razzisti, gli iscritti ai circoli del golf e quelli con la tessera del Partito in tasca.
Di qualunque Partito.
Con qualunque tasca.
Io no. Non mi sentirei rassicurato, non mi schiero tra schiere, di alcun tipo.
Insomma, non sono ateo per far parte di un gruppo, o per un senso di appartenenza.
Sono ateo perché non credo, e conosco un sacco di atei con cui non voglio essere confuso.
Così come se fossi religioso lo sarei per convincimento, e direi lo stesso di un sacco di religiosi che conosco con cui non gradirei essere confuso.
Mentre con altri religiosi accade che mi senta invece consimile, nonostante abbiamo punti di vista assai diversi.
Non è in nome di chi lo fai, ma come lo fai.
Come nei paesi cattolici esiste la Croce Rossa Internazionale, in quelli islamici quel simbolo è diverso, si chiama Mezzaluna Rossa Internazionale, ma l’Associazione è la stessa e tutti quei medici e infermieri salvano vite allo stesso modo.

Le bandiere della Croce Rossa Internazionale e della Mezzaluna Rossa Internazionale. https://it.wikipedia.org/wiki/Croce_Rossa_e_Mezzaluna_Rossa_Internazionale
Le bandiere della Croce Rossa Internazionale e della Mezzaluna Rossa Internazionale. https://it.wikipedia.org/wiki/Croce_Rossa_e_Mezzaluna_Rossa_Internazionale

Non è per appartenenza, quindi.
Non c’è bisogno di quella per sentirsi degni, contano i fatti, i pensieri, il contenuto, e non la fazione.
Almeno, non per me, certificarmi “facente parte” non m’interessa.
Non ho mai avuto tessere in tasca, non ho mai sentito il bisogno di averle.
Nemmeno ho mai creduto che esista una certificazione per avere un’etica.
Così come non ho mai frequentato scuole d’Arte per diventare un disegnatore affermato: ho studiato e approfondito il più possibile da solo, perché un senso artistico é come un terreno, non si certifica.
Si coltiva. Solo così produce frutti.
Il senso etico vuole la stessa attenzione e la stessa cura. Simboli, crocifissi, tonache e giaculatorie non sono un plusvalore, statue di santi e stendardi in processione non aggiungono nulla.
Certificano. Spesso (non sempre) sudditanza e indottrinamento.
Come le divise dei soldati o le maglie dei giocatori, o gli stendardi del Palio di Siena, le bandiere e le appartenenze identificano soltanto chi è nemico e chi è amico.
Per il resto, come in tutte e fazioni, si applicano due pesi e due misure.
Che se sei incinta tanti auguri, ma se sei una suora incinta allora devi nasconderti.

Ogni volta che una suora rimane incinta le polemiche incalzano. Per chiunque altra si penserebbe al bambino, alla mamma, a farle gli auguri.
Ogni volta che una suora rimane incinta le polemiche incalzano. Per chiunque altra si penserebbe al bambino, alla mamma, a farle gli auguri.

Quante fazioni. C’è un enorme bisogno di incasellare e decretare a seconda della categoria.
In che scaffale ti colloco?
E se sei nero non sei bianco, e se sei figlio di immigrati non sei italiano anche se nasci cresci e vivi da 32 anni a Perugia.
E se sei ateo non sei illuminato, e se sei gay non sei degno di adottare, e se sei vegetariano sei sbagliato, e se sei della squadra diversa avete rubato il risultato e il rigore non c’era.
E se sei donna sei puttana-tentatrice e guidi male, e se invece sei moglie-madre-sorella sei Santa e guidi male lo stesso, e se sei prete sei pedofilo.

Una foto artistica per denunciare il rapporto tra religione e pedofilia. © degli Autori.
Una foto artistica per denunciare il rapporto tra religione e pedofilia. © degli Autori.

E se sei comunista mangi i bambini, e se non ti sposi vivi nel peccato, e se sei del sud sei sfaticato, e se sei del nord sei freddo e insensibile.
E se sei ricco chissà a chi li hai rubati, e se non guardi il Grande Fratello sei uno snob, e se non possiedi un attestato sei di certo un incapace, e se sei un politico vecchio sei per forza un ladro, e se sei un politico nuovo non hai esperienza quindi certamente amministrerai male.
E se vesti in giacca e cravatta sei per bene ma noioso, e se sei tatuato non sei affidabile, e se senti l’heavy metal sei un satanista.
E se hai i capelli lunghi sono sporchi, e se non ti riesco a classificare sei strano tu, e chi non beve con me peste lo colga, e chi non salta-il-nemico-è-(è)!
Sono fermamente convinto che ridurre tutto a una questione di fazioni serva solo ad avere vantaggi personali, stringere alleanze, suggerire guerre, muovere eserciti di soldati, di tifosi, di votanti, o di fedeli.
Serve a questo per chiunque, anche per le religioni.
Questo mio convincimento è correlato proprio alla capacità obiettiva che ho di riconoscere il bene dal male, senza giudicare dalla divisa o dalla bandiera.
Anche per questo motivo, rispettoso di qualsiasi Credo, io convivo con la mia sensibilità senza bisogno di abbracciare bandiere, penso spiritualmente e in modo etico, ma sono ateo.
“Se sei spirituale non sei ateo” sento spesso.
Confondere la spiritualità con la religione è molto comune, ed è frutto di un fraintendimento derivante del fatto che le religioni si sono appropriate di quel concetto insegnando che non c’è altro modo spirituale se non il loro.
Però non è così.
Ateo (à-theos) significa “senza Dio”, e non “senza spiritualità”.
Proprio in virtù di quell’alfa privativo non sono d’accordo sul sillogismo.
È spirituale tutto ciò che non è riconducibile alla materia.
Per fare un esempio semplice citerò l’allegria, la tristezza, la felicità, l’amore, o la paura.
E ancora l’illusione, il sogno, la speranza, la depressione.
Questo e mille altri aspetti non materiali (compresa la percezione del bene e del male) formano la mia spiritualità.
Contemporaneamente, vibrando spiritualmente, non credo in nessun Dio, e per questo sono ateo.
Il sillogismo formulato “se sei spirituale non sei ateo” non è corretto.
Suggerisce che abbia una sfera spirituale soltanto chi crede in un Dio (o più di uno).
È un errore concettuale di fondo, almeno per quanto mi riguarda.
E rispecchia in qualche modo l’insegnamento culturale delle religioni che per millenni si sono arrogate il diritto di esclusività circa l’argomento spirituale, fino a convincere perfino chi in buona fede porta avanti discorsi obiettivi e conviviali con serenità.
Ritengo che il fraintendimento tra il concetto di spiritualità e quello di credere in Dio sia derivante da una situazione egemonica delle religioni durata millenni che ancora influenza il libero pensiero di noi tutti.
Personalmente non ho bisogno di una religione o di un qualunque Dio per capire quanto io sia imperfetto, limitato e di breve durata. E nemmeno per saper distinguere il giusto dall’ingiusto, il bene dal male.
Ma vorrei ricevere un pochino di rispetto per il mia sensibilità, che fosse quantomeno equiparata a quella di chi crede.
E vedere in giro magari meno odio, meno guerre sante, meno appartenenze da parte di chi in nome di Qualcuno istiga, addita, suggerisce, condanna e sospinge.
Allo stadio come sull’autobus, a scuola come sui social network, in politica come in chiesa.
Questo vorrei.
E così sia.

Andrea Cascioli.

Solo una categoria è etichettabile, e sono le donne. Per tutte le compagnie di assicurazione le persone di sesso femminile pagano di meno, in qualunque fascia d’età: i numeri dimostrano inequivocabilmente che fanno meno incidenti degli uomini, e alla guida sono più prudenti, meno competitive e meno pericolose della categoria maschile.
Anche quelle religiose.
Anche quelle atee.
Le donne guidano generalmente meglio degli uomini.

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ETICO, BISBETICO, FRENETICO, PATETICO
© Andrea Cascioli 2015-2016

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