OSTRICHE E CHAMPAGNE, COZZE E CAMPAGNE.

Cozze Gradinate
Immagine da Facebook. Foto: © Dario Pettinelli 2015.
Arrivano i social network, piaga del XXI secolo, denuncia di un’Italia che non capisce un’acca.
Nel senso che non sa dove collocarla.
Fosse solo l’acca ci starei, è la lettera meno consumata della mia tastiera, insieme alla ipsilon…
Ah, questo Facebook, che medium! Ora ci scopriamo analfabeti, ridiamo l’uno dell’altro, beoti nell’ultimo colpo di coda di un mostro che storpia le parole e le rivomita tronfio del proprio rigurgito: l’ignoranza, un Loch Ness riscoperto a tradimento dopo mezzo secolo passato sotto il livello del mare di cazzate inventate per coprirlo.
No, non rido dell’ignoranza altrui, il risolino non m’appartiene. Mi fa incazzare, per quel che significa.
Ma davvero ci illudevamo che fosse vera quella panzana che studiare non serve?
Decenni di favoritismi, di raccomandazioni, di qualche privilegio da pulciari ci hanno annebbiato, ingannato e hanno spostato l’attenzione dalla cultura, dal sapersi esprimere decentemente, dallo sviluppare il Pensiero.
Anche la parola è un medium, un mezzo per esprimersi. Oh, Asdrubale, non ti si chiedeva di essere Foscolo, si sperava solo tu non risultassi ridicolo.
Che cos’hai fatto negli ultimi quarant’anni?
Macchinoni, la Milano da bere, l’aerobica, lo swatch al polso, poi Cortina, poi le rate, poi il telefonino, poi lo spritz, poi il Giangi, poi l’apericena, poi il SUV, i prestiti, tre giorni di ferie a St. Moritz (due di viaggio e uno di cartoline da spedire), la parabolica, il plasma, l’LCD, i diodi e adesso due cose da leggere: lo smartphone e la cartella di Equitalia. Eh, ora sul telefono c’è la tastiera, ci sono pure le foto. E lo sputtanamento dei tuoi limiti, in comodato d’uso, incorporato nel tuo piano tariffario.
Oggi i social hanno scoperchiato un pentolone, strappato un velo, rivelato un arcano: gli italiani non sanno nemmeno scrivere.
Fattele due domande, Asdrubale: basta avere la mercedes per impedire che tutti ridano vedendo come scrivi? Davvero pensavi non ce ne saremmo accorti?
Le lancette dicono che abbiamo superato la mezzanotte: il SUV sta per ridiventare una zucca di campo, il tuo iPhone un abecedario.
E tu ritornerai ad essere indicato per il pescivendolo che eri e che sei.
Che se eri contadino, fa lo stesso.
E no, non si chiama bieda, si scrive bieta.
Cialtrone. Ci volevano i social network per accorgerci che sei robetta.
Volevo dirti questo: quando tra vent’anni ti troverai a fare il giardiniere ad un ingegnere indiano, sappi che succederà perché lui oggi sta studiando, con impegno, inseguendo una dignità che tu hai perduto da parecchio, pagliaccio.
Che ora si cominci a ridere di te non è un’ingiustizia sociale, è solo un ritardo quarantennale, degno del peggior treno italiano.
Facebook. Ma chi l’avrebbe mai detto?
Nascerà da qui, dal regno della frasetta condivisa, dal tripudio del nulla e dell’effimero la rivincita del congiuntivo.
Che sia cultura, quindi. E beati (non beoti) quelli che ce l’hanno.
Con l’acca.
Che la sappiano usare.
E finalmente, forse, “medium” tornerà a significare che è un mezzo, un tramite, non una taglia pronunciata male da Don Lurio o da Mal.
E nemmeno un evocatore da sedute spiritiche.
La lingua italiana è morta, per evocarne lo spirito il medium oggi è Facebook.
Bizzarro gioco di parole.
Avercele.

Andrea Cascioli

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