UMBERTO ECO, LA CULTURA E DYLAN DOG

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È morto Umberto Eco.
Se n’è andato di notte, stanotte, a 84 anni, è uscito dalla mia e dalla vostra vita, elegante e sobrio come è sempre stato.
Sul mio blog di scrittore non potevo ignorare la cosa e rimanere in silenzio.
Perciò ho deciso di scrivere un articolo, il cui inizio state leggendo ora. Se siete su Facebook ne vedete l’anteprima e cliccando sul link potete continuarne la lettura.

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Nel titolo dell’articolo parlo anche di Dylan Dog, in quanto Umberto Eco per sua stessa ammissione ne era un lettore accanito, un fan di quel fumetto, tanto da esservi perfino stato raffigurato all’interno tra i personaggi di una storia in un cameo su un albo disegnato da Bruno Brindisi di alcuni anni fa.
Nella storia di Dylan era distrattissimo, come in effetti risultava essere nella vita.
Ecco, lui era così: un professorone, coltissimo, profondo, assolutamente incurante delle convenzioni.
In anni lontani in cui si facevano interpellanze parlamentari contro il fumetto dissacrante e innovativo di Tiziano Sclavi, Umberto Eco non si vergognava di ravvisarvi Cultura e vibrazione, elevando Dylan Dog ad un ruolo di medium tra l’Arte popolare e l’Arte culturale.

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Sean Connery e Christian Slater ne IL NOME DELLA ROSA

 

Molti di voi conoscono Eco per aver scritto il romanzo IL NOME DELLA ROSA.
Illuminato dall’interpretazione di Sean Connery il sentiero della Cultura s’è mostrato alle incolte moltitudini alla metà degli anni ottanta, quando il personaggio di Guglielmo da Baskerville si sostituiva a quello di James Bond regalando a Eco lo slancio di 50 milioni di copie del romanzo nei successivi trent’anni, a Connery l’occasione di una rinascita evoluta e a noi l’input per comprendere che il grande schermo s’interessava alla Cultura corteggiandola e portandola all’altare mentre lo scrittore officiava le nozze.

Questo era Umberto Eco: un mediatore. Tra la Cultura e il Popolo.
Leggerete cento altri articoli su di lui, tutti assai più completi di queste mie righe, verrà descritto come un Professore, un Accademico, un Padre del Sapere.
Tutto vero.
Qualcuno ne parlerà in maniera verbosa, ridondante, per omaggiarlo.
Qualcuno, più nozionista, elencherà accuratamente date, luoghi, citazioni virgolettate, le prestigiose Associazioni culturali alle quali era iscritto.
Ne sentirete parlare in televisione, vi mostreranno foto e filmati con la barba nera, con la barba grigia, con la barba bianca, con solo i baffi.
Ne parleranno come di un grande Maestro.
Citeranno i suoi scritti, qualcuno si vanterà di aver letto IL PENDOLO DI FOCAULT in una sola notte e di non averlo nemmeno trovato difficile da seguire.
Non ci credete; è un libro pesantissimo, quasi illeggibile.
Ma quello a cui tengo di più è raccontare che la Cultura va resa interessante, quell’uomo lì sapeva farlo, faceva continuare la voglia di sapere, rendeva irresistibile il leggere.
Di lui mi rimane questo insegnamento: la Cultura rende ricchi e la trovi ovunque, trasversalmente, in un romanzo verboso o in un film reso scorrevole, in un fumetto rivoluzionario o in una biblioteca polverosa. Anche su Facebook, se sai dove guardare.
Anche su un blog, se scegli di soffermarti: chi scrive non riesce a rimanere in silenzio.

Era un mediatore, Eco, un uomo che per questo ha lasciato il segno. Non aveva remore nell’unire il commerciale col Pensiero, nel riconoscere interessante tutto ciò che stimolasse la curiosità, l’analisi, il fremito della lettura e dell’apprendimento.
Di lui ho scelto la foto che vedete in alto perché a mio avviso è quella che più lo rappresenta.
In questi periodi così scarsi di Sapere, in questi momenti in cui nessuno legge più di un titolo breve o di due righe, io vorrei ricordare Umberto Eco su una scala, per niente in primo piano, per nulla grande, anzi, piccolo, curioso, mentre legge e impara dal suo grande Maestro: il libro.

Che sia un fumetto, un romanzo, un racconto, che sia cartaceo o su Kindle, che sia comprato, regalato  o preso in prestito, da scaricare on line o trovato in una bancarella, leggete un libro.

Dentro di esso troverete l’immortalità di chi lo ha scritto, riceverete il suo Sapere e lo farete vostro, ladri felici di un bene prezioso.
Per questo stanotte, a 84 anni, elegante e sobrio come è sempre stato, Umberto Eco ha appena iniziato una nuova vita, al fianco dei suoi Autori preferiti.
Ho voluto dirlo, sottolinearlo, perché non ho alcuna intenzione di rimanere in silenzio.

Andrea Cascioli

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Il professor Coe (Umberto Eco) in una storia di Dylan Dog. Disegni di Bruno Brindisi.

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ETICO, BISBETICO, FRENETICO, PATETICO
© Andrea Cascioli 2015-2016

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