LE TRIVELLE E IL REFERENDUM

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LE TRIVELLE E IL REFERENDUM
di Andrea Cascioli

15 Aprile 2016.
Due giorni dal voto.
Espongo qui la mia idea sul referendum e sulle trivelle.
E faccio pure un po’ di chiarezza.
Intanto l’argomento non sono le trivelle, ma le piattaforme.
Cioè, nessuno dice che non bisogna trivellare ed estrarre petrolio e gas dal Mediterraneo.
Si tratta di esprimersi sulla vicinanza alle coste delle piattaforme.

Le piattaforme vicine alle coste sono vietate. Il referendum decide se quelle già esistenti vadano smantellate e spostate al largo.
Le piattaforme vicine alle coste già sono vietate per legge. Il referendum decide se quelle già esistenti andranno smantellate e spostate al largo quando scadrà la concessione. Se si vota NO, resteranno lì anche dopo, se si vota SI verranno smantellate.

IL VOTO:

Il secondo argomento riguarda la coscienza civica degli italiani in materia di partecipazione al voto.
Prendo una posizione netta: andrò a votare e voterò SI.
Un cittadino che partecipa ma che vuole mantenere l’attuale situazione dovrebbe andare a votare esprimendo il NO.
Invece chi non andrà a votare continuerà a lamentarsi che non cambia mai nulla, che tutto è inutile, che i Poteri Forti non li fermi, che “loro”, che “noi”, che bla bla bla…
Se sarà una bella giornata invece di votare andranno al mare.
Lo troveranno inquinato e grideranno allo scandalo, che è tutto un “magna-magna”, che i politici se ne fregano dei cittadini, che questi dannati depuratori non funzionano bene, che sarebbe proprio ora che le cose cambiassero, che ci vorrebbe qualcuno che facesse qualcosa, una buona volta.
“Tanto il petrolio comunque ci occorre…” – dicono.
Ma che c’entra?
Se scegli l’astensione sei una persona che sceglie di esprimersi senza nemmeno lo sforzo della partecipazione. Probabilmente ti sei astenuto anche in altre occasioni, senza il petrolio di mezzo.
Trovo alquanto fuori luogo (per il mio modo di vedere) che per giustificare l’astensionismo si continui a sottolineare quanto noi si sia dipendenti dal petrolio o dal gas.
Fra l’altro, di fondo, è proprio quella dipendenza che ci rende obbligati a scelte inquinanti e scellerate che ritengo potenzialmente pericolose e intollerabili.
Tipo le piattaforme a ridosso delle coste.
Sarebbe come dire che siccome diamo per scontato che fumiamo le sigarette e non possiamo stare senza, allora sarebbe opportuno permettere di fumare nelle scuole e negli ospedali, “sennò poi come facciamo…”.
Che “siccome in macchina comunque ci dobbiamo andare” allora è inutile scegliere modi meno inquinanti e marmitte catalitiche.
Lo capivo negli anni ’50 o negli anni ’70, oggi le tecnologie e le energie alternative esistono da molto tempo ed è ridicolo avvelenarsi per continuare ad arricchire chi specula sul nostro essere retrogradi. Mentalmente, intendo, non energeticamente.
Vorrei sottolineare che in pochi anni in Italia siamo riusciti già a coprire il 40% del fabbisogno nazionale con le energie rinnovabili.
No, dico, 40% (quaranta per cento!). In pochi anni.
Da questo punto di vista siamo un’eccellenza in Europa.
E che anche se ancora siamo dipendenti dal petrolio, gradirei le piattaforme lontane dalla costa.

Con la legge attuale le piattaforme petrolifere non pagano l'IMU. Allo scadere della concessione non verranno spostate ma continueranno a trivellare fino all'esaurimento del giacimento. potrebbe passare anche mezzo secolo.
Con la legge attuale le piattaforme petrolifere non pagano l’IMU. Allo scadere della concessione non verranno spostate ma continueranno a trivellare fino all’esaurimento del giacimento. potrebbe passare anche mezzo secolo.

Attualmente è vietato costruire piattaforme a meno di 12 miglia dalla costa.
Però quelle già costruite  vicine alle coste resteranno lì fino all’esaurimento del giacimento, fosse anche tra 50 o 100 anni.
In barba allo scadere delle concessioni.
Il referendum propone di abrogare la norma attualmente in vigore secondo la quale non è obbligatorio spostarle in zone più lontane e più sicure.
Non è che l’ENI smetterà di estrarre gas o petrolio.
Sostanzialmente votando SI l’elettore otterrà che tra 15 anni le piattaforme continueranno ad estrarre a 12 miglia dalla costa anziché a 3 miglia o a 4 miglia o a “ben” 5,2 miglia.
Tutto qui. Non rinunceremo al petrolio o al gas, non per questo referendum.
Non è quello che farà smettere l’ENI di estrarre o di dispensare posti di lavoro.
Andate a votare tranquilli.
Ha ragione chi dice che “petrolio e carbone saranno sempre sfruttati, è inutile illudersi”.
Mi pare giusto, è una previsione più che obiettiva.
Ecco perché gradisco l’idea che tra 15 anni allo scadere delle concessioni le nuove piattaforme siano a 12 miglia dalla costa e non a 3 miglia o a 6 miglia.
La legge già vieta di costruire piattaforme vicine alla costa. Tutte quelle nuove devono tenersi almeno a 12 miglia.
Il referendum riguarda quelle vecchie.
Abroga (ovvero cancella) la parte di legge che permette a quelle piattaforme vicine alle coste di restare oltre lo scadere della concessione governativa, fino all’esaurimento del giacimento.
Aspettare che il giacimento si esaurisca non mi va, che passino altri 30 – 40 – 50 anni non mi aggrada.
15 anni sono un periodo abbastanza lungo per organizzare nuove piattaforme a distanza di sicurezza e adeguarsi alla legge già esistente.
Andrò alle urne e voterò SI per questo.
“Eh, ma i posti di lavoro…”

I posti di lavoro non sono a rischio.
I posti di lavoro non sono a rischio.

I POSTI DI LAVORO:

Non si perderanno posti di lavoro, anzi se ne creeranno: tra 15 anni (scaduta la concessione) si dovranno smantellare le attuali piattaforme e costruirne di nuove.
Lo smantellamento già di per sé creerà lavoro.

Inoltre tra 15 anni, periodo in cui saranno state costruite abbondantemente nuove piattaforme oltre le 12 miglia dalle coste, il personale delle piattaforme dismesse in futuro sarà semplicemente trasferito su quelle nuove, di posti di lavoro non ne verrà perduto nemmeno uno.
Qual è il problema, quindi?  Che a chi estrae petrolio o gas l’idea di adeguarsi entro 15 anni alla legge (già esistente) che tutela le coste non piace, perché dovrebbe sborsare denaro.
Preferirebbero estrarre tutto, ottenendo il massimo profitto.
Altrimenti, adeguandosi anzitempo, “non ne varrebbe la pena”.
Riconosco che non ne varrebbe la pena, per questo si offre il tempo della scadenza delle concessioni.
Quasi sempre adeguarsi alla legge è poco conveniente economicamente.
Dall’Ethernit all’Ilva, per fare due esempi.
Ma anche per l’edilizia. Anche fare le uscite di sicurezza nei cinema o le rampe per disabili nelle scuole, o mettere defibrillatori nei supermercati e insegnare al personale come funzionano non è economicamente conveniente.
“Non ne vale la pena” non dovrebbe essere una motivazione.
Spendo, ma ne vale la pena“, dovrebbe esserlo.
Quanto costa essere civili?
E quanto costa un referendum se non vai a votare e lo rendi uno spreco di soldi?
Basterebbe andare e votare NO.

IL QUORUM:

Il quorum non è “sostitutivo” del voto, come alcuni credono.
Era nato come un meccanismo di calcolo e di garanzia per il popolo, impediva a pochi di abrogare una legge voluta da molti.
La differenza è sostanziale. Etica. Responsabile.
Che come tutte le garanzie oggi venga sfruttato dai “furbetti” addirittura come un doppio voto (che non solo esprime il NO “pareggiando” il conto con chi vota SI, ma addirittura lo annulla) è una vergogna.
Senza sforzo, senza nemmeno andare a votare. Comodi comodi, magari trotterellando verso il mare.
Questa, certo, è una cosa consentita, ma di fatto è una gran porcata.
Qui abbiamo cittadini che si preoccupano di quanti soldi ci rimettono i petrolieri e se ne fregano di quanto denaro fanno buttare rendendo inutile un referendum.
Per poi lamentarsi di quanto sia costato.
Ma che siamo diventati?
E se lo siamo diventati, che futuro ci meritiamo in cambio?
Siamo adulti, persone preoccupate per la salute dei cittadini. Stiamo parlando di esercitare il voto, di esprimere un pensiero costruttivo, cosciente, attento.
Molti di noi stanno facendo uno sforzo per capire cosa è meglio e cosa è peggio per i prossimi 15 anni o cinquanta, per i nostri figli.
“Io non andrò a votare perché mi sembra un argomento dove i cittadini non dovrebbero mettere bocca” dice chi sostiene l’astensione.
“Paghiamo ed eleggiamo consulenti e rappresentanti perché la casalinga di Voghera non si debba impicciare di idrocarburi, concessioni, trivellazioni.”
Accidenti, che logica.
La casalinga di Voghera è ora che impari ad occuparsi della Cosa Pubblica, quantomeno di comprenderla.
Che non sia in grado di capire non è una scusante, è un’aggravante.
È quello che ci rende un popolo “indietro” rispetto a molti altri.
Se mi soffermo sui popoli meno civili del mondo noto che ovunque siano hanno una cosa in comune: non votano. Non partecipano. Delegano.
Delegano gente come la ministra Guidi, che si è appena dimessa per essere stata intercettata mentre creava situazioni a favore del suo uomo. Ci dicevano che le trivelle erano per i posti di lavoro e invece sembra fossero per far fare milioni al compagno della Ministra.
Non delegate. Partecipate votando.
Gli ultimi sondaggi dicono che il 47% degli italiani andrà “sicuramente a votare”.
Ci siamo quasi.
Partecipare a un referendum è anche quello un modo per imparare a cambiare o a crescere.
Non è solo di piattaforme che si parla, ma anche di coscienza civica.
Astenersi è voltarsi. Non è partecipare.
Questo è il mio pensiero su chi non partecipa alla vita pubblica, dalle riunioni di condominio alle comunali, o amministrative regionali, o alle elezioni politiche.
Da 52 anni sento però queste persone lamentarsi che “va tutto male”, che “solo in Italia, che vergogna…” e frasi del genere.
E alle urne non ci vanno, alla partita però si, che alla squadra del cuore si deve dimostrare partecipazione.

La zona dell'Adriatico in cui sono le piattaforme di estrazione.
La zona dell’Adriatico in cui sono le piattaforme di estrazione.

Un tizio su Facebook mi ha scritto: “La nostra costituzione prevede che ci sia la possibilità del non voto. Io rivendico questo mio diritto di non votare per far fallire il referendum”.
Ecco l’idea forte per questo articolo. Userò l’immagine di un cittadino che si preoccupa di far fallire qualcosa piuttosto che di costruire qualcosa.
Soffermatevi su questo: tutto quel che non funziona, nella vita, ruota attorno a questo concetto: l’intenzione d  far fallire qualcosa piuttosto che di costruire qualcosa.
La Costituzione prevede il non-voto?
È inesatto. Dice che qualsiasi voto è un diritto-dovere.
E se prevede che sia un dovere non prevede il non-voto.
Figuriamoci legittimarlo.
Che poi uno non vada è impossibile da impedire, ma il concetto che l’astensionismo sia legittimato è inesatto, capzioso.
Come a dire che il codice della strada preveda che tu guidi con lo sportello aperto perché se vuoi puoi aprirlo, o che la legge autorizzi che tu guidi distrattamente in quanto puoi distrarti.
Sbattere contro un albero mentre si guida dalle Assicurazioni è previsto, ma mica è legittimato. Che possa accadere non significa che quell’albero serva a quello scopo.
Affermare che il voto non sia un dovere (oltre che un diritto) è pretestuoso.
Che lo abbiano fatto certi campioni delle istituzioni è imbarazzante.
Renzi e Napolitano, ad esempio.
Due persone che ricoprono i loro ruoli istituzionali senza che nessun cittadino li abbia mai eletti.
Sostenitori del non-voto.
Se ci pensate bene, si sono eletti l’un l’altro.
Renzi da parlamentare ha eletto Napolitano Presidente della Repubblica, il quale a sua volta ha nominato Presidente del Consiglio Renzi.
Fantastica assenza del concetto di partecipazione popolare.
“Andate al mare” – diceva Bettino Craxi al referendum di trent’anni fa.
Mi voglio illudere che qualcosa sia cambiato.
Andate a votare, Domenica.
Guardate, non si tratta di “qualche piattaforma”. Le piattaforme sono centinaia. Molte sono vicine alle coste, in netto contrasto con le leggi europee.
Date un’occhiata a questa cartina:

Non si tratta di "qualche piattaforma" come i giornalisti raccontano.
Non si tratta di “qualche piattaforma” come i giornalisti raccontano.

Andate a votare.
Decidete per i prossimi cinquant’anni, per i vostri figli, per dare un segno di presenza, di coscienza.
Sia se votate SI come me, che se votate NO come altri, andate però a votare.
Non date retta all’informazione assente, o disincentivante; Lucia Annunziata, ad esempio, autorevole giornalista televisiva e direttore dell’Huffington Post Italia.

La giornalista Lucia Annunziata.
La giornalista Lucia Annunziata.

Huffington Post Italia ha tra gli sponsor proprio l’ENI e il suo direttore Lucia Annunziata ha diretto per quattro anni la rivista Oil, trimestrale sul mondo del petrolio, del gas e dell’energia del gruppo ENI.
Non o sapevate? Potete leggere questo articolo di Emanuele Rigitano di due anni fa:
http://www.linkiesta.it/it/blog-post/2014/05/20/dalla-croazia-allitalia-quel-petrolio-nelladriatico-ben-oliato/21278/
Non 2 settimane fa, ma 2 anni fa.
Non basta puntare il dito sugli inciuci, bisogna impedirli.
Informandosi, leggendo, votando, pensando.
Votate.
Non è vero che non serve.
Rinunciare, non serve.

Andrea Cascioli.

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ETICO, BISBETICO, FRENETICO, PATETICO
© Andrea Cascioli 2015-2016

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4 comments

  1. Andrea, bell’articolo – ora lo condivido – una precisazione soltanto:
    Il 40% delle rinnovabili riguarda la produzione italiana – non il consumo.
    Le rinnovabili in Italia coprono il 16,7% del fabbisogno stando ai dati 2014 mi pare dal momento che la nostra produzione non arriva nemmeno alla metà di quanto necessario.
    Comunque un buon dato speriamo migliorabile attraverso un’inversione di tendenza delle politiche italiane sulle rinnovabili

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    • Ciao, Marco. Dei due commenti che hai inviato (pressoché uguali) ho approvato quello che hai inviato per ultimo, a distanza di qualche minuto, immagino tu abbia fatto un editing e corretto alcune cose.
      Se a questo tuo commento preferisci invece il precedente non hai che da dirlo e lo pubblicherò.

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      • Scusa, l’ho riscritto più o meno a memoria perché non avendo inserito il campo mail pensavo non fosse andato a buon fine il primo.
        Il senso era il medesimo come immagino la carenza ed il pessimo utilizzo della punteggiatura, quindi al fine di non infierire ulteriormente sull’italiano – ti chiedo di mantenere questo.

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  2. Ciao Andrea, non è un bell’articolo, c’è un “refuso di stampa”. Scherzi a parte, per quanto ne so io hai riassunto in modo comprensibile e attinente alla realtà gli antefatti. Una precisazione: se il referendum passa con il sì, il governo non potrà prolungare le concessioni, ma le Regioni si e il fatto che oggi le Regioni interessate siano contrarie, non è una garanzia per il futuro, potrebbero avere validi “motivi” per cambiare idea. In ogni caso anche io andrò a votare e voterò SI, ma non mi faccio illusioni: in un Paese come il nostro dove l’Enel si è fatta vanto per anni di utilizzare centrali a carbone di “ultima generazione”, garantendo l’assoluto isolamento delle polveri di carbone dall’ambiente esterno, venendo nel giro di poco tempo pubblicamente sbugiardata e dove con un referendum ben pilotato, siamo stati l’unico paese a rinunciare all’energia nucleare (e non è un caso se da noi l’energia elettrica è la più cara d’Europa), considerando poi il pesante taglio alla defiscalizzazione per i nuovi impianti di energia alternativa e le comunque obbligatorie condizioni d’obbligo di allaccio alla rete pubblica per chi la produce, oltre alle pesanti opposizioni che promosse da “tuttologi di grande respiro” che di volta in volta sorgono a difesa di un paesaggio contro il “mostro campo eolico” o il terrifico campo solare” siamo su un binario morto. Smettiamo di illuderci: il terzo mondo siamo noi, intellettualmente e socialmente e come tali veniamo spremuti. Quindi non mi illudo ma nemmeno rassegno: ecco perchè voterò SI.
    Auguri a tutti, ne abbiamo bisogno.

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