QUATTRO POVERACCI TERRORIZZATI.

QUATTRO POVERACCI TERRORIZZATI.

A chi difende il “made in Italy” anche se molti operai di quelle fabbriche sono stranieri, chiedo come mai quei prodotti li percepisce italiani.
“Perché quelle fabbriche sono in Italia” – mi viene risposto – “Conta il territorio in cui si svolge la produzione, non gli operai stranieri”.
Ok.
A chi fa il tifo per una squadra di calcio italiana quasi completamente composta da giocatori stranieri o di proprietà di un Gruppo finanziario straniero chiedo se la percepisca come una squadra italiana o meno.
“Certo che è italiana” – mi rispondono – “Conta il nome e il campionato nazionale, se giochi nel campionato italiano sei una squadra italiana, indipendentemente se i giocatori sono stranieri, loro rappresentano comunque Roma, o il Lazio, o Genova, o Milano, fossero pure tutti africani o i proprietari fossero cinesi”.
Ok.
A me sta bene, io sono a favore dell’integrazione e dei miscugli etnici. Secondo me ne nascono buone fabbriche, buone squadre di calcio, buoni campionati nazionali.
Però alcune di queste stesse persone pensano che un neonato che nasce e cresce in Italia, che andrà a scuola con il loro figliolo, che parlerà romanesco, genovese o milanese, che lavorerà in regola in quelle stesse fabbriche, che pagherà le tasse, che tiferà per quelle squadre italiane, che vivrà tutta la vita nel nostro Paese, non sarà MAI italiano e non avrà MAI il diritto di essere un cittadino riconosciuto ufficialmente.
Questo se i suoi genitori sono stranieri.
Se uno dei genitori è italiano invece no, allora il neonato è italiano anche se poi va a vivere tutta la vita a New York oppure nel Kazakistan.
Ok.
Questa è la situazione attuale, e tale rimane: al momento lo IUS SOLI pare essere una legge accantonata in quanto poco produttiva in visione delle elezioni.
Non perché sia giusta o ingiusta, ma perché “poco produttiva” avvicinandosi alle elezioni.
Ok.
Sono l’unico scemo in Italia a giudicare tutta questa cosa un po’ contraddittoria?
Credo proprio di no, tuttavia mi pare evidente che da parte di una metà dell’opinione pubblica spesso si applichino due pesi e due misure a seconda se i diritti sono del padrone della fabbrica, o del proprietario della squadra di calcio, o dei ricchissimi giocatori stranieri super pagati, oppure di un neonato NATO IN ITALIA ma figlio di due immigrati poveri in canna.
È evidente che la questione è esclusivamente economica, altrimenti quando pensiamo a un extracomunitario ci potrebbe venire in mente ogni tanto che anche un banchiere svizzero lo è, anche Donald Trump, anche Bergoglio.
Invece, non mi pare che accada mai.
No, noi non siamo un popolo di razzisti o di “buonisti” come ci danno da intendere.
Siamo un popolo di poveracci, terrorizzati all’idea che vengano “i poveri”.
Ci repelle vedere in loro la povertà, avere avanti a noi altri morti di fame a rubarci le 4 briciole rimaste, a rimandarci l’immagine di quello che noi stessi eravamo fino a qualche decennio fa.
Se invece viene lo sceicco di turno, o il banchiere svizzero, o l’americano miliardario, ci piace un gran tanto.
Ora lo IUS SOLI pare archiviato, il pericolo di contaminazione è scampato, al neonato i diritti vengono negati per legge, e questo rassicura tutti i “cattivisti” del caso.
Ok.
Ma intanto noi restiamo il popolo che siamo, con le leggi che abbiamo, ed esse raccontano chi consideriamo e chi no e ci qualificano come lacchè in vendita al miglior offerente, al di là di mille chiacchiere.
Altro che identità nazionale, prodotti locali e amore per la propria città, io la bandiera la vedo sventolare solo allo stadio.
Per tutto il resto c’è Mastercard.
Adesso, se volete, condividete.

Andrea Cascioli.

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© 2017 ETICO, BISBETICO, FRENETICO, PATETICO.

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