QUASI 100 ANNI DI BULLISMO.

Benito Mussolini, fondatore del fascismo e Presidente del Consiglio dal 1922 al 1943.

Mi ha scritto su Facebook la mia amica M. che è sempre molto attiva nei commenti politici e che giustifica la sua “insistenza” sull’argomento affermando di voler combattere l’ondata di ritorno di pulsioni fasciste e razziste in Italia.
È molto convinta, quasi infervorata; M. si pone come una paladina contro certa gente prepotente che chiama appunto fascista e razzista, insistendo sul fatto che occorre una battaglia basata su valori “giusti”, ovvero altruisti, rispettosi, basati sull’equità e non beceri.
Ovviamente parla come se fossero un’esclusiva della propria fazione intellettuale e politica.
Peraltro io quei valori onesti e democratici li condivido anche, però mi pongo diversamente da lei, i miei atteggiamenti sono meno di bandiera e su Facebook le ho scritto una risposta (in privato) nella quale mi sono dilungato a spiegare il mio punto di vista.
L’ha gradita, ha ammesso di non potermi dare torto e questo fa di lei un’interlocutrice leale, onesta e corretta: è cosa rara, oggigiorno.
Adesso trasformo quella mia risposta
in un articolo su questo blog, perché spero che se lei ha apprezzato il mio pensiero forse lo potreste gradire anche voi.
Sostanzialmente
M. propone di combattere razzisti e fascisti.
Ecco la mia risposta:

Ciao,
M. No, non riuscirai a combatterli. Perché purtroppo il razzismo e il fascismo non esistono, sono parole e concetti inventati (da Mussolini, che era un giornalista socialista: nel 1912 era direttore del quotidiano socialista “Avanti!“): il fascismo se l’è inventato di sana pianta dieci anni dopo. Nella realtà non esistono nemmeno le razze.
Esistono invece i bulli, i prepotenti, le religioni, le bandiere le divise, i soldi e il Potere.
Il resto erano e sono
balle.
Una dimostrazione di questo?
A 80 anni dalle orribili
Leggi Razziali molti italiani oggi sono ancora convinti che essere ebrei sia appartenere a una razza, mentre in realtà è l’appartenenza a una religione.
Quasi avessero detto “la razza buddista” oppure “la razza protestante” o “la razza cattolica”. Come si è potuto credere a una sciocchezza così priva di senso?
Perché era
comodissima per esprimere il bullismo e la prepotenza che è in noi.
Non siamo un popolo razzista, siamo solo dei bulli, prepotenti coi deboli e asserviti ai potenti.
Se gli italiani fossero razzisti non applaudirebbero
Stevie Wonder e non si farebbero i selfie all’aeroporto con Pelè, non amerebbero i film con Jackie Chan.
Sono bulli coi deboli, e siccome i deboli sono
i poveri e gli africani provengono da Paesi poveri, fanno i bulli con loro.
Con gli scieicchi ricchi sfondati nessun italiano dimostra razzismo.
Del giocatore di calcio importante e potente tutti vorrebbero l’amicizia.
Nessuno svizzero viene considerato un
extracomunitario (pur essendolo) perché ha ricche banche e guadagna mediamente assai più di noi. Siamo bulli con le donne, in ragione di una maggiore forza fisica, abituati a un’altra colossale bufala che ne ha parlato per secoli come di “persone impure“; una bufala raccontata per secoli dal Vaticano e da altre religioni, certamente avvalorata da quelle becere istituzioni italiane di 90 anni fa.
Quelle istituzioni di allora si autoproclamavano in effetti “fasciste”, ma la cultura di ritenere le
donne o i gay o gli stranieri come dei cittadini di serie B apparteneva (e in alcuni casi appartiene ancora) a culture di vario genere politico.
Le donne nella
democratica Svizzera non potevano votare fino al 1971.
Nella Russia
comunista l’omosessualità era considerata un crimine, e ancora recentemente con Putin sono state varate leggi restrittive nei confronti dei gay.
In
India se nasci di una casta non puoi evolverti, rimani di quella casta, e se sei un paria (ovvero vali zero) lo resti tutta la vita, ogni via d’uscita ti è preclusa; è una prepotenza inaudita nei confronti dei Diritti.
Eppure non è razzismo o fascismo.
È coercizione, la trovate a destra, a sinistra, al centro, è un’attitudine che trovate in quasi tutte le persone.
Capisco che siamo tutti abituati ad altre parole rispetto alle mie perché alle cazzate di Hitler, Stalin e Mussolini (e degli Stati Uniti e dello Stato Vaticano verso i
comunisti e le donne) ci abbiamo creduto per un secolo, ma il razzismo, la misoginia, il fascismo, il comunismo, l’omofobia, sono parole inventate, sono delle variabili di un unico concetto, un’unica matrice: si tratta di bullismo, alimentato all’epoca (e pure oggi) per aizzare le masse.
E in Italia di quelle terribili sciocchezze del ventennio (e non solo) ancora
se ne coglie l’eco oggi.
Salvini è un bullo che cantava i cori per bullizzare i napoletani; non è un razzista, è un bulletto, i suoi elettori sono (non tutti ma molti) dei bulli.
Ma lo sono anche i
Black Block.
Lo sono anche gli onnivori (non tutti ma molti), verso i vegani.
Ma lo sono anche i vegetariani o i vegani (non tutti ma molti) verso gli onnivori. E così via.
Sono bulli anche certi tifosi del Milan. Anche certi di quelli dell’Inter.
E alcuni imprenditori. E alcuni operai.
E certi atei. E certi religiosi.
E gli eterosessuali. E gli omosessuali.
Lo sono gli italiani. Non tutti,  ma molti.
Siamo un popolo di
bulli faziosi. Basta indicarci un tizio grasso o con gli occhiali per scatenare la presa in giro: “cicciabomba, quattrocchi” servono a certificare che noi siamo “migliori”.
Terrorizzati all’idea che altrimenti prenderanno in giro noi, attacchiamo per primi, veementemente, sottintendendo che siamo completamente nel giusto, in nome di una ragione utile per giustificare il nostro bullismo, che appaia possibilmente 
santa e giusta.
Inventata di sana pianta.
Come lo è quella di chi attacca tutti e tutto per “difendere gli italiani”
a prescindere. Ma anche quella di chi si crede Zorro e difende a spada tratta donne, neri, ebrei, omosessuali a prescindere. I quali, va detto, possono essere altrettanto bulli, perché gli esseri umani sono tutti uguali, e anche tra le donne ci sono quelle maschiliste in modo becero, e anche tra gli ebrei ci sono i bulli “sovranisti” e anche alcuni omosessuali sono razzisti o addirittura omofobi.
“Prima gli italiani”. “Prima quelli magri senza occhiali”. “Prima i battezzati”. “Prima quelli della mia squadra, partito, ideologia”. “Prima quelli che combattono la mia guerra, santa e giusta”.
Su quelle parole inventate quasi 100 anni fa (fascismo, razzismo e autarchia)
Mussolini ci ha campato tanto, come poi ci ha vissuto anche la sua antitesi De GasperiAlmirante ci ha vissuto tanto quanto Berlinguer, anche Andreotti, Craxi e Berlusconi ci hanno prosperato, tanto quanto D’Alema, Prodi e Bertinotti, e oggi ci vivono Salvini, la Lega, Forza Nuova e Casapound tanto quanto i Verdi, la Bonino, Pietro Grasso e Laura Boldrini.
Ognuno si è reso protagonista dell’eco di quei termini inventati da
Mussolini che ancora oggi dividono l’Italia, o al contrario (ma ugualmente) ognuno si ritrova protagonista del contrattacco nei confronti di quei termini inesistenti, schierandosi ugualmente sotto bandiere assolutamente inventate.
Voi capite bene che se non esistono i fantasmi o gli orchi, non esistono nemmeno i cacciatori di fantasmi o i cacciatori di orchi.
Destra e Sinistra concettualmente non esistono, certe posizioni non sono mai state distanti, è una contrapposizione inventata che occorreva riferendosi al Ventennio e ai suoi concetti inventati per giustificare infami mosse commerciali di appropriazione di ricchezze e di poltrone chiave, di gestione di un popolo ignorante e facilmente manipolabile.
Le
Leggi Razziali sono state un’invenzione per giustificare espropri e furti di terre e di palazzi e di ricchezze, speculazioni edilizie e bancarie.
Chi ancora crede che esista un razzismo e
se ne esalta, passando le giornate intere a convincere bulli faziosi, crede concretamente a quelle invenzioni: ma non esistono le razze, figuriamoci il razzismo.
Di contro, chi di quella bufala
non se ne esalta ma combatte continuamente questo nemico fantasma, fa lo stesso errore, passa le giornate a convincere altri bulli faziosi a unirsi alla causa dei difensori di una cosa inesistente, a cercare il cavillo da impugnare, oppure il fantasma culturale di una serie di minchiate inventate 80 o 90 anni fa da un ridicolo governante dagli occhi spiritati.
Invece è solo bullismo, si dovrebbe combattere quello, a prescindere dalle fazioni.
Oh,
M. , amica mia, sei, siete, siamo, due facce di una medaglia inesistente.
Negli
anni ’70 ancora accadeva che bulli faziosi esaltati in camicia nera si scontrassero contro bulli esaltati faziosi con l’eskimo e la tolfa.
Ognuno di loro 
convinto di avere ragione in nome di un bluff inventato decenni prima da una serie di persone che non c’erano già più.
E di quei ragazzi degli anni ’70 
ne sono rimasti per terra tanti, poveracci, da entrambe le parti, per difendere i loro “ideali” basati su una favoletta sulle razze (inesistenti), sulle canzoncine bulle tipo “faccetta nera“, su coreografie di passi dell’oca e mani tese autoreferenziali, oppure altrettante canzoncine tipo “bella ciao“, e altrettante coreografie con pugni tesi autoreferenziali che significano solo canzoncine e pugni tesi, nulla oltre questo, nulla di di più.
Nulla di differente da quegli altri.
Come ragazzini della seconda media che fanno a botte, tutti a dire “
Ha cominciato prima lui“, come se fosse quella la cosa che ci assolve dall’essere violenti quanto l’altro.
“È lui che è fascista”, “È lui che è comunista”, “È lui che è straniero”, “È lui che è frocio”, “È lui che è omofobo”, “È lui che è negro”, “È lui che è razzista”, “È lui che è misogino”, “È lei che è donna, tutte troie, tutte troie…”
È una filosofia? Certo.
La filosofia del bullismo.
Manchiamo di rispetto e contemporaneamente siamo tutti terrorizzati all’idea di essere vittime della stessa mancanza di rispetto, e ci travestiamo da carnefici, da giudici, da inquisitori per certificare di essere tra i vincenti, intoccabili, al sicuro, certificati.
Dio è con noi” dice il bullo religioso per giustificare il proprio scarso rispetto verso altre religioni. E ride del velo musulmano, dimenticando come sia vestita una cattolicissima suora, sghignazza di chi si inginocchia verso la Mecca.
I migliori siamo noi“, afferma o sottintende.
Ma spesso lui non si inginocchia mai, e prega di rado, e in chiesa ci va per i matrimoni perché poi si mangia gratis.
Viva il Duce che ci conduce” dice il bullo nostalgico, per autorizzare il proprio scarso rispetto verso altre forme di pensiero politico. “Difendiamo i valori tradizionali, i migliori siamo noi“, è la scusa per alzare la voce contro chi non la pensa come lui.
Marx e Gramsci ci guidano” dice il bullo sessantottino, per avvalorare con nomi conosciuti il proprio scarso rispetto per altre forme di pensiero politico.
Abbasso regole e inutili valori, viva l’autogestione e a morte i Padroni, i migliori siamo noi“, è la scusa per alzare la voce e sentirsi protagonisti di una rivoluzione con tre iPhone in tasca e due a casa.
Siamo un popolo di bulli a parole.
Non siamo mai stati
veri comunisti, non siamo mai stati veri razzisti, non siamo mai stati veri intellettuali.
Ci basta trovare una
bandiera certificata per combattere la nostra guerra santa e giusta.
Oggi ce l’abbiamo contro i politici e perdiamo il tempo a cogliere
l’errorino, l’inciampo su una frasetta, per far vedere quanto siamo più bravi di loro, ma non siamo in grado di riconoscere il significato di un discorso o di un concetto, e forse cavilliamo per questo.
Non sappiamo riconoscere un dittatore o un politico da uno statista.
Mussolini, Fini, Formigoni, Berlusconi, Renzi, Boschi, Andreotti, Vendola, Occhetto, De Mita, Craxi, Napolitano, Giovanni Leone, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e mille altri ci hanno rappresentato in pieno, perché noi siamo (o saremmo, potendo) come loro.
Noi siamo voltagabbana come
Razzi, Scilipoti, Mastella, Casini e cento altri, campioni del nulla e di un altro nulla contrario, del cambio di bandiera a seconda della convenienza personale; siamo degni di loro, perché quel posto in Parlamento vorremmo averlo noi, il figlio raccomandato vorremmo fosse il nostro, ammettiamolo.
No, non sappiamo ammettere, nascosti dietro le bandiere e le fazioni, mille volte
più comode di un’ammissione di responsabilità, ci siamo accomodati su convincimenti a priori e presunti ideali raccontati da chi ci ha venduto a caro prezzo la rassicurante favola che siamo dalla parte giusta e che le responsabilità non sono mai nostre.
Forti di quello, noi bullizziamo l’altrui pensiero e difendiamo il nostro, che spesso,
a guardar bene, è addirittura indifendibile.
A guardar bene, qualora si volesse farlo.
Siamo
di sinistra, degni dei nostri sindacalisti con la barca ormeggiata in Costa Smeralda come Bertinotti, e segretamente vorremmo averla noi.
Siamo
di destra, degni di bulli affiliati a Casapound che prendono a testate i giornalisti, e segretamente vorremmo farlo noi.
Siamo
in cravatta e doppiopetto, degni di bulli che organizzano festini con le minorenni e poi pagano il loro silenzio 2.500 euro al mese, e segretamente vorremmo farlo noi.
Critichiamo i partiti e i loro esponenti, ma ci rappresentano perché
siamo come loro.
Aspettiamo la raccomandazione che ci svolti la vita, aspettiamo l’aiutino per vincere il concorso, il condono per “sanare” l’abuso edilizio che abbiamo fatto mentre gridavamo “morte ai corrotti”, denunciamo la città sporca e la discarica puzzolente ma non facciamo la raccolta differenziata, “Tanto poi mischiano tutto”, noi aspettiamo la coop rossa del PD per avere il piccolo vantaggio, aspettiamo che l’amico ammanicato con Fratelli d’Italia diventi Amministratore Delegato della Multinazionale per avere quel posto da usciere, aspettiamo che la Lega venga eletta per rottamare le cartelle di Equitalia, che le tasse possibilmente le devono pagare tutti, ma mica pure noi…
Noi siamo così.
Poi polemizziamo su Facebook, ridiamo dell’errore del politico di turno, lo bullizziamo ridacchiando per farlo risultare una macchietta, troviamo la frasetta, il cavillo, e critichiamo in modo capzioso “
i nemici” per quello scivolone. Che inadeguati, che corrotti, “i nemici“! Che bravi, invece, “noi“!
Ma ci rappresentano, siamo come “
loro“, incapaci di avere una visione globale al di fuori di schemi ottusi e fazioni immaginarie vecchie di 90 anni fa raccontate da un dittatore esaltato che le aveva inventate all’epoca per separarci e renderci gli idioti faziosi che siamo ancora oggi.
M, amica mia, non esistono destra o sinistra, non esistono un Dio musulmano e un Dio cattolico, non esistono razze migliori o razze peggiori, generi sessuali giusti e generi sessuali impuri.
Esistono
persone, spesso deboli e spaventate e vigliacche.
Molte delle quali necessitano di una
divisa, e io mi interrogo perché si chiami proprio “divisa“, che è il participio passato del verbo dividere.
Abbiamo bisogno di avere ragione, di essere rassicurati attraverso simboli, bandiere, confini, benedizioni, certificazioni di santità: sono tutte cose inventate da qualcuno, non sono cose vere, sono
convenzioni sociali in nome delle quali sentirsi spalleggiati, protetti, meno soli, liberi di picchiare per gridare che vinciamo noi.
Siamo quasi tutti convinti di non essere prepotenti, guerrafondai e aggressivi, ma non facciamo altro che attaccare o fare guerra a chi è dall’altra parte di una barricata che di fatto non esiste.
Così siamo talmente convinti che non sia
guerra, ma sia difesa, noi, poveri bambini ingannati dalle parole.
Siamo solo bulletti spaventati all’idea di essere vittime di un nemico che non è mai esistito, ma sempre
suggerito.
Non c’è nessun nemico dietro alla barricata, anzi, non esiste nemmeno la barricata; è di vetro, sarebbe trasparente se si volesse guardare meglio l’altro.
Ma se nella mente è buio, anche oltre il vetro della barricata diventa tutto oscuro, e il vetro fa da
specchio.
E specchio è: quelli che combattiamo, quelli dall’altra parte del vetro, 
siamo noi, con lo stesso odio, con lo stesso convincimento di essere dalla parte giusta di una barricata che non esiste.
Come nel
1938 con le Leggi Razziali, come negli anni ’70 con le molotov, come negli anni ’90 con Tangentopoli, come oggi con gli odiatori sui social, stiamo bullizzando noi stessi, è una lotta fratricida.
A quasi 100 anni dalla
Marcia su Roma, a 80 anni dalle Leggi Razziali, dopo più di 90 anni di strumentalizzazione, da una parte e dall’altra, ancora non siamo riusciti a capire che gli altri, spaventati, piccoli, inadeguati, pieni di rancore e al tempo stesso odiati, siamo noi.

La risposta alla mia amica 
M. termina qui.
Adesso, da entrambe le parti, mi aspetto un “Si, però
noi siamo meglio di loro” al quale non risponderò.
Perché anche io, come la mia amica, non riuscirò a combatterli, i bulli di ogni fazione.
Non intendo proprio combattere.
Intendo esporre.
Il risultato che mi interessa, di eventuale
consapevolezza, non è immediato.
La consapevolezza non lo è mai.

Andrea Cascioli.

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© 2018 ETICO, BISBETICO, FRENETICO, PATETICO.

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