LA SCONOSCIUTA NEL MIO LETTO E IL BAMBINO DEL FUTURO.

Il disegno del mio piumone nel 1986

LA SCONOSCIUTA NEL MIO LETTO E IL BAMBINO DEL FUTURO.

Nel 1986 ho comprato una casa, in Via Michele Stefano De Rossi, a Roma.
Il primo giorno che sono andato ad abitarci faceva un freddo boia e verso le 20,00 mentre sistemavo il piumone nuovo di zecca bianco coi cuoricini rossi sul letto mi hanno suonato al citofono: era una ragazza, disperata, cercava il ragazzo che l’aveva messa incinta, che abitava in quel palazzo, diceva, ma non sapeva dove; lo cercava da ore affermando che lui si facesse forse negare e che lei era stremata e infreddolita, così io che avevo 22 anni ed ero un sognatore altruista l’ho fatta entrare, non ho voltato le spalle, l’ho accolta in casa, le ho preparato una cena calda perché era davvero mezza congelata.
Aveva la pancia che già cominciava a vedersi, parlava di delusione, di pensieri cupi su un eventuale aborto, di decidere se tenere il bambino o meno, del suo timore per il futuro incerto.
Era molto confusa, spaventata, e probabilmente sconcertata dalla mancata assunzione di responsabilità del padre del bambino.
Ho cercato di spiegarle che comunque la vita va salvaguardata, e spero di essere stato convincente.
Dopo cena mi ha chiesto di ospitarla a dormire perché faceva troppo freddo ed era stanchissima.
Un po’ imbarazzato le ho detto che avevo soltanto il letto matrimoniale, ha affermato che andava benissimo, e così siamo andati a dormire, insieme, nel lettone, sotto al piumone nuovo bianco, tutto pieno di cuoricini rossi, che ci scaldava le incertezze del futuro.
L’ho abbracciata forte forte, poi le ho detto buonanotte, mi sono girato dall’altra parte e ho sperato di non russare, per non disturbarla.
La mattina dopo l’ho svegliata con delicatezza, le ho portato la colazione a letto, si è preparata, mi ha salutato, le ho fatto una carezza sulla pancia per salutare la creatura, le ho augurato buona fortuna ed sono andati via, a cercare il loro destino, lei e il Bambino del Futuro.
Non ho cercato nel palazzo l’eventuale padre, non ho avuto rapporti con gli altri condomini per anni, ero tutto preso dal dirigere le radio fuori Roma; a via Michele Stefano De Rossi ci ho abitato poco, poi l’ho affittata, e sono tornato a viverci sei anni dopo.
Non ho più saputo nulla di lei, se ha trovato quel ragazzo, se quel bambino è nato, se era un maschietto o una femminuccia.
Oggi dovrebbe essere un uomo o una donna di circa 32 anni.
Forse è un benzinaio e vive ancora a Roma, forse è un’assicuratrice di Aosta, o un avvocato di Siracusa, o una cubista milanese, o un elettrauto di Vicenza, o una deputata di quelle nuove, dei 5 Stelle, o un killer di Mafia Capitale, o una cantante di X Factor, o un futuro Presidente del Consiglio nel 2046.
Forse fa i tatuaggi a Pisa.
Magari oggi ha una tintoria a Pavia e lava i piumoni a secco, così non si stingono in lavatrice se si sbaglia la temperatura, incautamente.
Io spero che salvi il mondo, ma probabilmente è quello stupido con la Golf che mi ha tagliato la strada l’altro ieri.
Non importa, gli voglio bene lo stesso.
Comunque sia, quella sera fredda, la prima che ho passato a via Michele Stefano De Rossi, io sono diventato adulto e ho capito cosa vuol dire per un uomo scappare o affrontare le situazioni, anche solo per una sera.
Occorre non essere indifferenti?
Per nulla.
Occorre solo essere differenti.
Magari quel bambino è nato, magari l’ho fatta la differenza, forse il mio discorso sul salvaguardare la vita ha spostato qualcosa, è servito, chissà?
Oggi ho 54 anni, sono ancora un ingenuo altruista, non apro più la porta agli sconosciuti, ma salvo e curo i gattini ciechi, abito in tutta un’altra casa, con una grandissima terrazza, una cantina e un box pieno zeppo di scatoloni, libri, fumetti, dischi, dvd.
Da qualche parte, in alto, leggero, c’è uno scatolone che contiene quel piumone vecchio e stinto, ormai rosa pallido coi cuoricini rosso sbiaditi, figlio di tanti lavaggi incautamente troppo caldi.
Non l’ho mai buttato, quel piumone.
Se poi ti penti come ti scaldi le incertezze del futuro?
Non si buttano i cuoricini solo perché si è stati incauti.

Andrea Cascioli.

Forse oggi posso sapere che fine ha fatto quella mamma.
Forse può scrivermi in privato.
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Un commento

  1. Condivido volentieri Andrea, quella che hai raccontato è una storia cosi tenera che mi piacerebbe conoscerne il finale. Ci sono incontri casuali che hanno il potere di cambiare il destino delle persone Se la mamma del bambino del futuro si facesse viva…raccontacelo!!

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