UNA STORIA STRAVOLGENTE.

UNA STORIA STRAVOLGENTE.

È successo che 17 anni fa ho vissuto una storia stravolgente.
Avevo conosciuto una donna italiana di origini somale e ci eravamo innamorati, fu un reciproco colpo di fulmine. Lei aveva 39 anni, io ne avevo un paio di meno, eravamo entrambi liberi, fu una passione travolgente, era molto simpatica e parecchio sensuale.
Io ero ateo, lei musulmana, parlava romano e aveva dei polsi fantastici, un sorriso bellissimo e i suoi occhi deliziosi promettevano che sarebbe stato per sempre.
Per farla brave, lei aveva le chiavi di una casa di vacanza della sua famiglia, sul lungomare di Latina, e pensò di invitarmi a passare il weekend con lei; facevamo coppia da pochi giorni, eravamo stati a letto insieme solo un paio di volte e quell’invito prometteva un’autonomia di vari giorni, le possibilità di conoscerci meglio senza limiti di tempo, e certamente una storia stravolgente che entrambi desideravamo avere.
Venerdì 7 Settembre andammo in quella villa, c’eravamo portati le provviste e facemmo quella che in dialetto, a Roma, si chiama “una chiusa” di vari giorni, ovvero quella strana cosa che si fa quando due innamorati si conoscono da poco ma vibrano assai tanto: chiudere il mondo fuori e vivere esclusivamente l’uno dell’altra, intensamente.
M’ero portato Colomba, la mia gatta, così potevamo stare quanto volevamo.
Andammo in spiaggia una volta o due, per un’oretta, non di più, lei era mulatta e un’ora le bastava per diventare nera, per il resto siamo stati sempre chiusi in casa.
Così per vari giorni io feci quello che mi riusciva meglio: le cucinavo cose buonissime, la intrattenevo con conversazioni che non fossero noiose e nell’amarla cercavo di capire come le piacesse il sesso, per farlo come lei lo gradisse. Lei fece lo stesso con me, ma non cucinò mai, astuta e maliarda.
Non avevamo ne’ radio ne’ televisione ma solo uno stereo portatile e un’unico CD che avevo masterizzato; ricordo “You rock my world” di Michael Jackson che ci suggeriva un certo ritmo, e “Infinito” di Raf che ci offriva un romanticismo promettendo amore infinito neanche fosse stata scritta per noi.
Mentre abbracciavo quella donna, mentre la cavalcavo e mi cavalcava ero davvero convinto che il nostro amore sarebbe stato per sempre.
Quel weekend si allungò fino al mercoledì successivo, poi dopo 6 giorni, ormai senza più cose da mangiare, decidemmo di uscire, per fare provviste, giacché sesso e cibo sono parenti stretti, quasi imprescindibili l’uno dall’altro.
Ricordo ancora che erano le dieci di mattina, comprammo le mozzarelle di bufala di un caseificio locale, io guidavo la sua Opel Agila bianca e ci dirigevamo verso uno di quegli empori estivi che fuori dal negozio, sul marciapiede, espongono ciambelle, pinne, palloni ed espositori con dentro i giornali.
C’era un titolo grande: “È scoppiata la terza Guerra Mondiale?” si chiedeva quel quotidiano.
Pensai a uno scherzo, per un attimo mi ritornò in mente “Il Male” con la copertina falsa di Paese Sera e la foto di Ugo Tognazzi “Capo delle Brigate Rosse” che vidi a 14 anni su un autobus.
Però in quell’espositore, più in basso, c’era un altro quotidiano con un altro titolo: “Il mondo non sarà mai più lo stesso”.
E ancora: “Atto di Guerra”.
Oppure “Apocalisse”.
Scesi dall’auto, chiesi e fummo informati.
Era Mercoledì 12 Settembre, il giorno dopo dell’attentato alle Torri Gemelle, e non ci eravamo accorti di niente; il giorno prima, mentre venivamo, le Torri e le certezze di molti andavano.


Ecco, questa è la mia storia stravolgente.
Quel giorno che tutti ricordano, quel Martedì 11 Settembre, io non lo ricordo proprio come voi.
Mentre il mondo faceva la guerra, io facevo l’amore.
Quelle centinaia di replay delle scene più tragiche, con gli aerei che trapassavano quei palazzi, quelle inquadrature devastanti che in continuazione mostravano le torri venire giù, io non le ho viste. È successo tutto mentre amavo e credevo che nessuno fosse più felice di me.
Ed era vero, quel Martedì nessuno lo era.
Nessuno al mondo, per via di quella che per tutti fu una storia stravolgente.
Sono passati 17 anni, oggi è di nuovo è l’11 Settembre, e stavolta è pure Martedì, come allora.
Ormai di Al Quaeda nessuno parla più, ora nemmeno l’ISIS sembra esistere più, o quantomeno ne esiste una porzione limitata. Osama Bin Laden è morto.
Eppure mai come oggi in occidente si è disposti a odiare.
Su una cosa quel quotidiano aveva ragione: da quel giorno il mondo non è stato più lo stesso.
Si ama molto meno, si odia molto di più.
La mia storia stravolgente con quella donna è durata solo qualche altro mese, poi è finita. Andavamo bene solo a letto, per il resto non c’erano altri punti di contatto.
Ascoltare “Infinito” di Raf non mi provoca più alcun effetto, se non di pensare che niente è per sempre, che l’infinito non è compatibile con la dimensione umana.
Quell’Opel Agila bianca sarà ormai stata rottamata, Colomba non c’è più, anche Michael Jackson è morto.
La sua canzone “You rock my world” mi stimola sempre un ritmo irresistibile.
A distanza di 17 anni nessuno ha ancora ricostruito le Torri Gemelle; si pensa però a costruire un muro tra il gli Stati Uniti e il Messico.
Fate l’amore, non la guerra.
Tanto finiscono sia l’uno, sia l’altra.
Ma il primo è assai più bello da vivere, e stravolgente da ricordare.
E niente è per sempre, né il bene, né (per fortuna) il male.

Andrea Cascioli,
11 Settembre 2018.

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